Partita IVA obbligatoria per le associazioni dal 2021? La rivoluzione dietro l’angolo…

Premessa

Il disegno di legge della nuova Legge di Bilancio 2021 (ancora non approvata e quindi passibile di variazioni e stravolgimenti) introduce una importantissima novità per i soggetti di stampo associativo. Recependo infatti le raccomandazioni dell’UE rientranti nella “Procedura d’infrazione 2008-2010 – Adeguamento della normativa IVA”, il governo va a modificare l’attuale art. 4 del DPR n. 633/1972 in tal modo:

  1. nel comma 4, le parole da “ad esclusione di quelle” a “organizzazioni nazionali” sono soppresse
  2. nel comma 5, le parole “, escluse le pubblicazioni delle associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extrascolastica della persona cedute prevalentemente ai propri associati” nonché le parole “le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in occasione di manifestazioni propagandistiche dai partiti politici rappresentati nelle Assemblee nazionali e regionali” sono soppresse
  3. i commi 6, 7, 8 e 9 sono abrogati

Attualmente l’attività nei confronti degli associati degli enti di tipo associativo è decommercializzata ai fini IRES ai sensi dell’art. 148 del TUIR che era stata già oggetto di modifica da parte del D. Lgs. 117/2017 che aveva estromesso alcuni tipi di associazioni, tra cui: le associazioni assistenziali, le associazioni culturali, le associazioni di promozione sociale e le associazioni di formazione extra scolastica della persona. Seguendo la bozza della legge di bilancio, il sopra citato art. 4 del DPR 633/72 viene privato della parte no-profit, che finisce invece nell’art. 10.

 

E ora cosa cambia?

Si tratta di un fulmine a ciel sereno per i soggetti associativi, che di punto in bianco saranno costretti (salvo modifiche) ad una serie di adempimenti fino ad oggi a loro letteralmente sconosciuti. Si passa infatti dal “FUORI CAMPO IVA” al “ESENTE DA IVA”.

La conseguenza più immediata è che questa seconda tipologia di prestazioni richiede la titolarità di partita IVA, che è ancora vista come un incubo dalla stragrande maggioranza delle associazioni per gli oneri burocratici, amministrativi ed economici che possono conseguirne.

Gli adempimenti a cui tutti saranno chiamati possono essere così riassunti:

  • apertura di partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate
  • emissione di fatture (e non più ricevute) per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi nei confronti di soci, tesserati e partecipanti
  • registrazione delle fatture in appositi registri
  • presentazione modello Redditi ENC, dichiarazione IRAP e (se previsto) dichiarazione IVA

Diventerà quindi impossibile seguire un’associazione senza l’ausilio di un buon commercialista esperto del settore.

 

Gli incassi istituzionali saranno tassati?

La risposta è per ora negativa. Di fatto questa nuova norma non abroga né impedisce alle associazioni l’adozione dell’art. 148 del TUIR, che così recita:

Per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra-scolastica della persona, nonché per le strutture periferiche di natura privatistica necessarie agli enti pubblici non economici per attuare la funzione di preposto a servizi di pubblico interesse, non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati

In base a quanto descritto possiamo ritenere che non verrà applicata IVA in fattura e che al contempo non vi sarà imponibilità ai fini del calcolo delle imposte, ma bisognerà attendere per forza di cose l’emanazione della Legge in quanto potrebbero giungere indicazioni diverse dagli organi ministeriali.

Ovviamente l’art. 148 non toccherà i nuovi ETS e le vecchie associazioni che entreranno a far parte del RUNTS in quanto adotteranno un nuovo regime fiscale a loro dedicato e che già prevedeva per tali soggetti la “dismissione” di tale articolo.


Vincenzo D’Anzica

Dottore Commercialista e Revisore Contabile