La sagra dei DPCM e quell’inconcepibile limbo delle palestre e dello sport dilettantistico…

Il 18 ottobre 2020 è andata in scena l’ennesima farsa ai danni dello sport dilettantistico e delle strutture sportive del nostro Paese. Protagonista il Presidente del Consiglio Conte, il quale ha affermato “Daremo una settimana di tempo alle palestre per allinearsi ai protocolli di sicurezza” nel consueto show serale di presentazione a reti unificate dell’ultimo DPCM del 18 ottobre 2020. Già, i protocolli di sicurezza… ma quali?

Forse a qualcuno non è chiaro che a giugno le strutture sportive hanno riaperto senza il parere favorevole del Comitato Tecnico Scientifico (CTS), ma soprattutto senza alcun protocollo di sicurezza specifico per tali strutture. Il protocollo è stato infatti emanato dal Ministero dello Sport senza l’avallo del Comitato, che non ritiene sufficientemente sicure quelle norme soprattutto alla luce dell’aumento dei casi accertati di contagi da Covid-19 di queste ultime settimane a cavallo tra metà settembre e metà ottobre.

Il CTS ha sconsigliato al governo di consentire a palestre, piscine e strutture sportive dilettantistiche di continuare la propria attività, almeno fino all’elaborazione di un protocollo specifico per tale ambito. La domanda dunque è legittima e spontanea: a quali linee guida il Presidente del Consiglio ha chiesto di adeguarsi?

Ipotesi 1: si fa riferimento alle linee guida del Ministero. In questo caso andrebbe avviato un massiccio ordine di controlli sulle attuali strutture per verificare il rispetto delle norme a tutti già conosciute e che possono riassumersi così: utilizzo di mascherina e distanziamento di un metro negli spazi comuni e negli spogliatoi, distanziamento di due metri durante l’attività fisica, utilizzo di dispenser con gel igienizzante, igienizzazione degli attrezzi sia prima che dopo il singolo utilizzo, adeguata aereazione, divieto di utilizzo promiscuo degli armadietti ed infine misurazione della temperatura all’ingresso o autocertificazione resa da soci e tesserati. In questo caso i controlli, come per qualsiasi altra attività, troveranno delle inosservanze che verranno sanzionate con la chiusura delle strutture inadempienti e non certamente di tutte.

Ipotesi 2: nuove linee guida da realizzare in concerto con il CTS. Ma in tal caso sarà necessario un lasso di tempo enormemente superiore alla settimana indicata dal premier. Non è forse questo attuale governo ad impiegare tempi inestimabili per trascrivere un decreto? Suvvia…

Dalla lettura del Decreto, infine, si evince che sono possibili gli sport di squadra aventi valenza regionale o superiore, lasciando troppi dubbi su quali attività vadano interrotte. I campionati provinciali degli sport di squadra più diffusi come calcio e basket avranno valenza provinciale o sarà riconosciuta valenza regionale?

A ben vedere si tratta di una soluzione meramente politica e confusionaria, perché colpisce strutture che hanno garantito anche prima dell’emergenza sanitaria le più elementari norme igienico-sanitarie.

 

 

Vincenzo D’Anzica

Dottore Commercialista e Revisore Contabile