Decreto “Cura Italia”: i risvolti per i soggetti sportivi

Premessa

Nella notte del 18 marzo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 70 il DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18 c.d. “Cura Italia”, composto da 127 articoli, molti dei quali incompleti e di dubbia e difficile interpretazione. Non essendovi, come purtroppo da prassi, una trattazione esaustiva degli articoli, si renderanno necessarie le circolari interpretative da parte di INPS e Agenzia delle Entrate, nonché della modulistica da utilizzare per avere accesso alle misure introdotte. Ma vediamo in rassegna i punti critici che riguardano i soggetti sportivi.

 

Art. 61 – Sospensione dei versamenti delle ritenute, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi per l’assicurazione obbligatoria

 

L’Art. 61 prevede che i versamenti relativi a tali imposte sono sospesi fino al 30 aprile come previsto dall’art. 8 DL 9/2020 e saranno effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi in un’unica soluzione entro il 31 maggio 2020 oppure tramite rateizzazione fino ad un massimo di cinque rate mensili di pari importo a decorrere da maggio 2020.

Tale sospensione riguarda:

  • federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive, professionistiche e dilettantistiche, nonché soggetti che gestiscono stadi, impianti sportivi, palestre, club e strutture per danza, fitness e culturismo, centri sportivi, piscine e centri natatori;
  • soggetti che gestiscono teatri, sale da concerto, sale cinematografiche, ivi compresi i servizi di biglietteria e le attività di supporto alle rappresentazioni artistiche, nonché discoteche, sale da ballo, nightclub, sale gioco e biliardi;
  • Onlus, Organizzazioni di volontariato ed Associazioni di promozione sociale a condizione che siano iscritte nei registri nazionali, regionali o provinciali e che esercitino una o più attività di interesse generale individuate all’art. 5 D.lgs. 117/2017 (sembrerebbero quindi esclusi tutti gli enti che non abbiano effettuato l’adeguamento dello statuto).

Al comma 3 si concede inoltre la facoltà di sospensione dei versamenti IVA per tali soggetti, anche se c’è da dire che la stragrande maggioranza non è gravata da tale adempimento in quanto trattasi della moltitudine di ASD e SSD aderenti al regime forfettario della L. 398/91.

Al comma 5 si precisa infine che federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le associazioni e le società sportive, professionistiche e dilettantistiche, come sopra identificate, applicano la sospensione per l’appunto fino al 31 maggio 2020, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020. Non si fa luogo al rimborso di quanto già versato.

 

Art. 95 – Sospensione versamenti canoni per il settore sportivo

Al comma 1 si precisa che per le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le società e associazioni sportive, professionistiche e dilettantistiche, che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nel territorio dello Stato, sono sospesi, dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 31 maggio 2020, i termini per il pagamento dei canoni di locazione e concessori relativi all’affidamento di impianti sportivi pubblici dello Stato e degli enti territoriali.

Al comma 2 invece si fa presente che il versamento di tali canoni sono effettuati, senza applicazione di sanzioni ed interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal mese di giugno 2020.

Quindi:

  • tale facoltà NON riguarda i locali sportivi privati concessi in locazione, che non avranno diritto né a sospensive né a crediti d’imposta a favore dei locatori o dei conduttori;
  • i canoni vengono differiti e NON abrogati.

 

Art. 96 – Indennità collaboratori sportivi

All’Art. 27 del decreto si fa riferimento ad una indennità di 600 euro per professionisti e lavoratori con rapporti di collaborazione coordinata e continuativa. L’Art. 96 riprende tale indennità in relazione però alle collaborazioni sportive, da sempre escluse da ogni provvedimento di sostegno in virtù della loro atipica natura contrattuale. Parliamo infatti dei rapporti di collaborazione presso federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, società e associazioni sportive dilettantistiche, di cui all’art. 67, comma 1, lettera m), del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, già in essere alla data del 23 febbraio 2020.

Al comma 1 è chiarito che tale indennità, in misura massima collettiva di 50 milioni di euro per l’anno 2020 (e non 40 milioni come inizialmente stanziato in bozza) è riconosciuta dall’ente Sport e Salute S.p.A. su domanda degli interessati, che si presume siano i tecnici e non gli enti (ma sarebbero graditi chiarimenti anche su questo aspetto). L’emolumento non concorre alla formazione del reddito ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917.

Qui si aprono delle criticità evidenti, innanzitutto perché non è ancora disponibile la modulistica (che lo sarà tuttavia entro 15 giorni dalla pubblicazione del decreto), inoltre perché si parla di autocertificazione da presentare all’ente da parte degli interessati (presumibilmente i collaboratori sportivi). L’autocertificazione, così esposta, risulta aleatoria ed evasiva, poiché non è dato ancora sapere come verrà dimostrato il rapporto di collaborazione né quali saranno gli standard per la classificazione dei rapporti. Si ponga attenzione ad un istruttore di pilates che abbia un vecchio diploma non convertito secondo la nuova nomenclatura delle discipline CONI (e delle quali pilates non fa parte): potrà considerarsi un tecnico dell’Associazione/Società? In tal caso l’autocertificazione del rapporto potrebbe costituire una zavorra qualora venisse contestata in seguito l’irregolarità del rapporto stesso, e di conseguenza l’autocertificazione costituirebbe una dichiarazione mendace.

Al comma 3 viene fatta un’altra fondamentale precisazione: alla Sport e Salute S.p.A. verranno presentate le domande munite di autocertificazione attestante

  1. la preesistenza del rapporto di collaborazione al 23 febbraio 2020
  2. la mancata percezione di altro reddito da lavoro

Quest’ultimo è un punto essenziale. Infatti i compensi sportivi sono per loro natura redditi esenti fino a 10.000 euro. Per tale aspetto sono molti i tecnici di soggetti sportivi che conducono parallelamente attività da lavoro dipendente o autonomo. Coloro che già svolgono altra attività NON avranno diritto ad alcuna indennità.

Ma anche il primo punto lascia dubbi: la data di inizio del rapporto è dimostrabile col semplice contratto firmato? Oppure bisognerà fare riferimento al tesseramento come collaboratore per l’EPS a cui l’ASD/SSD è affiliata?

 

 

Vincenzo D’Anzica

Dottore Commercialista e Revisore Contabile